Scritto da Antonio Rossano Commenti disabilitati
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A seguire alcuni appunti per il mio intervento a margine dell’ incontro tenutosi a Bologna il 26 maggio.

LO SCENARIO

1) Internet
Con l’ avvento di internet si è verificato un vero e proprio sconvolgimento all’ interno di quello che è definibile come “ecosistema” dell’ informazione.
La enorme mole di dati, informazioni e NOTIZIE,  disponibili in tempo reale (“information overload“) attraverso la rete ha messo in crisi il sistema economico che lo sosteneva: tale sistema era basato sull’ “economia della scarsità” e le notizie avevano valore in quanto uniche, “rare” od esclusive. Questa situazione ha causato non solo la crisi economica, ma una vera e propria crisi di identità nei giornali.

( A questo proposito mi viene in mente la pittoresca immagine data da Ezio Mauro, direttore di Repubblica, al recente incontro tenutosi a Napoli presso l’ Università Federico II dal titolo “Informazione e democrazia, il caso italiano” , durante il quale Mauro ha paragonato Internet ad “un fiume in piena : del fiume in piena internet ha le due principali caratteristiche, la velocità e la quantità….” e poi si affannava a spiegare che il ruolo dei giornali non era più, quindi, quello di fornire le notizie, bensì di “organizzarle”. I giornali quindi non più come luogo di archiviazione e informazione ma come “il” luogo dell’ organizzazione.)

2) Il mutamento della comunicazione
Nel frattempo, con l’ avvento dei blogs, siti di informazione online e dei social networks, si è modificato anhe il meccanismo strutturale  della comunicazione: non più informazione monodirezionale, “dall’ alto” verso il “basso”, ma comunicazione bidirezionale  e addirittura “sincrona”.

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Spot us

Inchiesta plastica
A  novembre del 2009 viene pubblicata sul New York Times, un inchiesta, ormai divenuta famosa in tutto il mondo, di una giornalista statunitense Lindsay Hoshaw , su di un isola di spazzatura galleggiante grande due volte la Francia nell’ Oceano Pacifico. Anche se secondo gli oceanografi ormai i residui di plastica e spazzatura pervadono largamente tutto l’ oceano Pacifico.

Spot.us
Questa inchiesta è stata realizzata grazie al finanziamento dei cittadini ed in particolare alla raccolta di fondi operata attraverso un sito internet che si chiama Spot.us. Spot.Us però è qualcosa di più di un sito internet: è una organizzazione di giornalisti fondata nel 2008 da un giovane freelance americano , David Cohn, grazie ad un finanziamento di 340.000$ della Knight Foundation, una fondazione filantropica statunitense in sostegno del giornalismo, Spot.us, non-profit,  è in realtà il primo progetto al mondo di crowdfunding applicato al mondo del giornalismo.

Crowdfunding
Crowdfunding è un termine inglese che unisce due parole: crowd+funding, ovvero finanziamento dalla gente, ovvero la più antica forma di finanziamento che la storia ricordi, quello del sostegno sociale, di cui abbiamo da sempre storiche testimonianze: grazie alla solidarietà sociale sopravvivono da millenni istituzioni religiose, politiche e sociali.

Giornalismo come processo
Ma spot.us è qualcosa di più del sito internet che lo gestisce o del meccanismo di solidarietà che lo supporta: spot.us rappresenta un nuovo modo di fare giornalismo: un giornalismo visto non più come un prodotto editoriale, bensì come un processo che, partendo dalla gente e dal territorio arriva , attraverso varie fasi, a diventare informazione disponibile per tutti.

Community funded reporting
Questo processo di spot.us è basato sul “community funded reporting”, ovverossia la nascita di una inchiesta è generata dalle richieste e/o segnalazioni che provengono dalla gente. Esistono infatti in quel paese communities (gruppi) di cittadini, geograficamente localizzati, nel caso specifico nella zona della baia di S. Francisco ma adesso anche nella zona di Seattle, che interagiscono e segnalano quelli che, a loro avviso, appaiono come problematiche di interesse comune, sottoponendoli a discussione collettiva ed al giudizio dei giornalisti. Se l’ inchiesta riceve pareri favorevoli si passa al suo finanziamento, pubblicandone il progetto sul sito e raccogliendo le donazioni dei cittadini. Nel 2009 sono state realizzate circa 40 inchieste con una raccolta di circa $45.000.

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ProPublica

Inchiesta “The Deadly Choices at Memorial”
Il 25 agosto 2009 sul New York Times viene pubblicata un inchiesta “The Deadly Choices at Memorial” realizzata da Sheri Fink  una giornalista Americana esperta di problematiche scientifiche e sociali, per conto di ProPublica, organizzazione non profit giornalistica americana con sede a New York. L’ inchiesta era focalizzata sulla serie di inspiegabili decessi, in totale 17, presso il Memorial Medical Center a New Orleans, nei giorni  successivi l’ urgano Katrina.

ProPublica
A questa inchiesta, il 12 aprile 2010 è stato assegnato il premio Pulitzer, il più importante riconoscimento nel mondo giornalistico statunitense e, probabilmente, mondiale. Il premio in sostanza, attraverso Sheri Fink,  è stato assegnato a ProPublica la cui caratteristica che più ci interessa, è di essere non profit. ProPublica, nata a fine 2007, su iniziativa di Paul Steiger, direttore dal ’91 al 2007 al WSJ,  vive grazie al contributo filantropico di un ex banchiere americano, Herbert Sandler, e della moglie Marion che elargiscono all’ organizzazione la rispettabile cifra di 10mln$ / anno.

Non profit
Abbiamo a questo punto visitato due progetti, non profit, di successo, Spot.us e ProPublica. Quello del non profit appare quindi essere un nuovo modello su cui fondare una parte del giornalismo moderno, che si sta largamente diffondendo. In questo momento storico , segnato da una profonda crisi dell’ informazione a livello mondiale, causata dall’ avvento di internet e dalla perdita del valore intrinseco delle notizie, tutto il mondo si interroga su quali possano essere nuovi modelli di business sostenibili per il giornalismo. Come dice Paul Steiger “ProPublica non ha e non è un business model perché in quanto non profit non deve fare business, ma ha sicuramente un modello economico”. E questo modello economico è l’ aspetto che oggi ci interessa. Noi sappiamo quanto nel business model del giornalismo tradizionale siano influenti le scelte editoriali , operate dall’ alto, spesso senza neanche consultare i redattori, direttori e consigli di redazione. Ho sentito negli ultimi tempi almeno un paio di volte un direttore di giornale dire la frase: “in tanti anni della mia direzione, non ho mai ricevuto la telefonata dell’ editore che mi suggerisse cosa pubblicare” (Mauro Avellini ed Ezio Mauro). Noi non ci crediamo.

Una garanzia per l’ informazione
Immaginiamo quindi il non-profit non come un possibile modello economico-culturale in sostituzione di quello attualmente soggiacente il giornalismo tradizionale, ovvero quello profittevole del capitalismo. Per noi il non profit, qualora consolidato come attività professionale e qualitativamente valida, è un canale alternativo di informazione la cui esistenza rappresenta una possibilità di informazione democratica, non sottoposta ai “doveri” dei politici e degli editori, bensì un canale che garantisca uno spazio, sebbene limitato, di informazione libera.

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Associazione Pulitzer

L’ Associazione
A gennaio di quest’anno abbiamo costituito l’ Associazione Pulitzer , associazione non profit ,che  ha come obiettivo sociale di sostenere e promuovere le forme libere del giornalismo, dell’ informazione e della comunicazione, ovvero tutte quelle attività di informazione e giornalistiche che non sono sostenute da un editore o da attività economiche organizzate.  Le attività dell’ associazione sono attività di promozione, organizzazione di seminari ed eventi per portare il dibattito dal web tra la gente, facendo conoscere persone e fatti, raccogliendo soldi per inchieste giornalistiche e attività di comunicazione.

Youcapital
A metà marzo circa pubblicata Youcapital.it la prima piattaforma italiana per il crowdfunding a sostegno del giornalismo e dell’ informazione. Essa consente agli operatori di pubblicare il proprio progetto (che può essere un inchiesta giornalistica piuttosto che un progetto di comunicazione) e raccoglierne il finanziamento sotto forma di donazioni e erogazioni liberali. Contemporaneamente abbiamo  avviato la costituzione di un network territoriale per costituire delle community, localizzate sul territorio, che ci consentano di avviare anche un processo contrario , dal basso verso l’ alto. Riteniamo questo elemento, elemento principale di tutta la struttura associativa.

Le inchieste
La prima inchiesta pubblicata è quella di Antonella Beccaria sulla strategia della tensione a cavallo degli anni ’80 in Italia ed in Belgio. Successivamente abbiamo pubblicato un’altra inchiesta: “La Verità sul Nucleare in Sardegna” di una giornalista sarda, Valeria Gentile e di un blogger molto conosciuto, Claudio Messora, terzo classificato nel 2009 al Premio Internazionale di  giornalismo di Ischia, ma considerato come il vero vincitore morale dell’ evento.

La Sardegna è peraltro regione molto avanzata dal punto di vista antinuclearista: in pochi mesi sono sorti numerosi movimenti ed iniziative contro la individuazione dell’ isola quale possibile destinazione di un sito nucleare. In ultimo sono già state raccolte le firme per il referendum consultivo regionale. Obiettivo di questa inchiesta è informare la popolazione sarda attraverso la realizzazione di una documentazione ricca di informazioni scientifiche, tecniche e statistiche dei pericoli e della scarsa convenienza del’ energia nucleare. Sarà inoltre realizzato un video documentario. In Sardegna la battaglia per il referendum si giocherà sull’ informazione.


categorie: The Blog

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