La situazione del settore agrario italiano

Il settore agrario italiano ha contribuito negli anni della crisi a frenare la decrescita del PIL, mostrando un andamento leggermente positivo, in forte contrasto con gli altri settori dell’economia, ma a partire dal 2013 la tendenza si è invertita. La crisi internazionale sta enfatizzando problemi presenti da molti anni nel settore.

Il segno negativo è stato causato principalmente dalle condizioni climatiche avverse. Il 2013 è stato caratterizzato da situazioni climatiche estreme e la tropicalizzazione del clima è un fenomeno che preoccupa fortemente l’intero settore. I fenomeni diventano sempre più estremi, incidendo pesantemente sulla qualità e sulla quantità dei prodotti agricoli. L’anno è stato caratterizzato dall’assenza della primavera (periodo cruciale per il settore), da un inverno più lungo e freddo e da forti nubifragi nella stagione estiva e autunnale.

La notevole biodiversità del territorio italiano è uno dei punti di forza del settore agrario italiano che può contare inoltre sulla presenza di prodotti tipici, in grado di trainare l’export. Alcune problematiche, però, inibiscono la crescita del settore e pongono serie incognite, soprattutto in chiave futura. Di queste problematiche, fortunatamente, se ne stanno occupando diverse persone competenti del settore, tra cui Giampiero Martini, Vicepresidente del Consorzio Agrario di Ferrara.

Il principale problema dell’agricoltura italiana è l’eccessiva frammentazione del settore, che rende molti coltivatori price takers, costringendoli a subire passivamente il prezzo imposto dal mercato (il quadro non è perfettamente omogeneo e contrappone esempi virtuosi, come la melicoltura, a frammentazioni estreme, come nel caso degli agrumi). L’organizzazione delle piccole aziende in associazioni ne aumenterebbe la forza contrattuale e conseguentemente la redditività e le risorse a disposizione per innovare. Molti prodotti italiani devono fronteggiare la forte concorrenza di prodotti esteri, a causa del forte sviluppo nel settore dei trasporti, anche sul mercato italiano. Il costo della terra, inoltre, ha conosciuto negli ultimi anni una forte crescita (soprattutto nelle regioni centro-meridionali), trainato dalle crescenti politiche speculative e risentendo negativamente dello sviluppo del settore agroenergetico.

Come evidenziato dallo stesso Giampiero Martini, molti aspetti negativi nel settore agrario italiano sono comuni ad altri settore dell’economia italiana: l’eccessiva burocrazia, la complessità delle procedure, la tassazione elevata, la difficoltà nell’accesso al credito.

Il principale problema che potrebbe esplodere in futuro è quello del depauperamento del suolo. Per ottenere rilevanti economie di scala si sta diffondendo la monocoltura, con utilizzo di prodotti chimici per massimizzare il rendimento dei terreni. Questa metodologia, molto redditizia nel breve periodo, potrebbe compromettere irreparabilmente la qualità del suolo. Il forte utilizzo di prodotti chimici crea assuefazione nei terreni e evoluzione negli agenti patogeni, ed è necessario utilizzare quantità sempre più elevate, provocando un aumento del consumo idrico e potenziali problemi alla salute dei consumatori. La soluzione a questo problema può essere il ricorso all’agricoltura biologica, che permette di rigenerare il terreno (ma presenta una resa nettamente inferiore).

Pur con tutti i problemi di cui abbiamo parlato, il settore agrario italiano continua a rappresentare un’importante fetta del PIL italiano e sarebbero auspicabili interventi da parte del governo per tutelare un settore in grado di offrire notevoli sbocchi occupazionali.