Ultime notizie: la battaglia delle fake news

Notizie o bufale? Infuria la battaglia sulle fake news

L’uso sempre più intensivo della propaganda, in particolare da parte dei partiti politici, ma non solo, ha riportato sotto la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica la questione relativa al controllo dei mezzi di comunicazione. Un tema, quello delle notizie e del modo di presentarle agli utenti, sempre più centrale nella moderna società, tale da diventare oggetto non solo di discussione, ma anche di provvedimenti legislativi da parte dei governi.

Come sta succedendo in Germania, ove il progetto di legge contro le cosiddette fake news, ovvero le notizie false, ha mosso i primi passi dell’iter che dovrebbe infine rendere reato la diffusione di bufale, soprattutto quelle che possono incoraggiare l’odio razziale.

In pratica, i giganti del mondo social, a partire da Facebook, ove la legge passasse il vaglio del Bundestag, sarebbero costretti a vigilare sui contenuti e ad eliminare le notizie tali da risultare palesemente false. Nel caso contrario, potrebbero incorrere in multe salate, sino a 50 milioni di euro. Un provvedimento che ha naturalmente provocato più di un malumore dalle parti di Mountain View.

Anche l’Italia in prima linea contro le fake news

Se Berlino si è mossa con decisione nella battaglia contro le notizie false, anche Roma ha deciso di mobilitarsi in quella che viene indicata come una battaglia di civiltà.

A farsene promotori sono stati in particolare un gruppo di parlamentari, capeggiati da Adele Gambaro, passata dal M5S al gruppo formato da Ala e Scelta Civica e ora prima firmataria di un progetto di legge che prevede sanzioni pecuniarie per chi diffonde notizie false all’interno di social media o anche di siti che non siano espressione di giornalismo online, e sino a due anni di reclusione per coloro che diffondano contenuti incitanti all’odio razziale o tali da mettere in pericolo la democrazia. All’interno del progetto di legge è anche prevista la lotta all’anonimato e l’obbligo di vigilanza per i gestori di social media e piattaforme informatiche.

Naturalmente il dibattito che si è acceso dopo la presentazione di questo provvedimento, ha visto levarsi molte voci contrarie, pronte a denunciare il tentativo di controllare anche quel web considerato uno spazio aperto e un vero baluardo per la diffusione di opinioni che altrimenti non troverebbero sbocco sui mezzi di stampa.

L’appello di Laura Boldrini

Il progetto di legge in questione, fa praticamente seguito all’appello lanciato qualche settimana fa contro la diffusione di notizie false da Laura Boldrini, il Presidente della Camera, con il suo #BastaBufale. Un appello in cui la seconda carica istituzionale critica la mancanza di controlli che caratterizza attualmente la rete, facendone un veicolo ideale per chi voglia propagandare bufale che potrebbero minare l’autorevolezza dello stesso circuito informativo.

Anche in questo caso, però, non si sono fatte attendere le reazioni di chi sostiene che in tal modo si avrebbe un solo rilevante effetto, ovvero quello di spingere all’autocensura tutti coloro che potrebbero aver paura di postare contenuti online, con il timore che possano essere infine considerati alla stregua di fake news. Come a dire che da un proposito tutto sommato condivisibile, potrebbe uscirne un risultato completamente diverso da quello desiderato, dando vita ad un oggettivo limite al dispiegarsi della democrazia.