Il punto della situazione sul Wimax in Italia

Quando si parla di Wimax si fa riferimento a un insieme di protocolli che, grazie a delle tecniche all’avanguardia, consentono di trasferire dei dati via radio. La differenza rispetto al sistema WiFi è abissale, dal momento che è strutturato per un uso locale, limitato a poche centinaia di metri, e che si lascia interrompere da ogni minimo ostacolo. Tutti questi limiti invece non appartengono a Wimax, strutturato per superare ogni impedimento e, grazie a una sola antenna, raggiungere ben 50 km. In pratica il suo utilizzo non è locale, bensì geografico. La banda che sarà offerta arriverà a toccare i 74 Mbps e, stando alle previsione degli esperti del settore, in pochi anni dovrebbe riuscire a sostituire del tutto le varie tipologie di accesso alla rete tramite cavo e senza fili.

In Italia l’assegnazione delle frequenze radio per Wimax è avvenuta attraverso un’asta pubblica. In questo modo i fornitori potranno fornire tale servizio ai propri clienti dietro pagamento al Ministero delle Telecomunicazioni. Tale diritto sarà concesso per una durata massima di 10 anni, rinnovabili.

Una volta effettuata l’asta l’intero stivale è stato suddiviso, virtualmente, tra i vari operatori operanti sul territorio. La maggior parte dell’Italia è stata coperta dall’Aria S.p.a. (vedi i dettagli del servizio Aria Wimax e questa Wimax recensione per approfondimenti), Linkem S.p.a. e Telecom risultano operanti nel centro Sud, mentre le regioni del nord vedono attiva anche Retelit. Gli utenti della Sicilia, almeno per il momento, non hanno alternative alla Mandarin, che rappresenta l’unico operatore attivo nell’isola, che propone Wimax già da due anni, con un netto anticipo rispetto alla concorrenza.

Tale tecnologia dovrebbe essere in grado di annullare del tutto il digital divide, che da anni ormai attanaglia l’Italia. Non mancano però alcune polemiche intorno a tale argomento. Le licenze sono state assegnate nel 2008 ma di recente si è alzato un gran polverone intorno la questione del rinnovo delle concessioni inerenti le frequenze. Lo scopo di tale dibattito è quello di offrire la possibilità a tutti gli operatori di mettersi in regola, soprattutto sotto l’aspetto tecnologico. Dal punto di vista delle aziende però il problema è rappresentato dalle spese, che dovranno essere del tutto sostenute da queste, senza alcun supporto statale.

A ciò si aggiunge il fatto che la famiglia Gheddafi pare essere proprietaria di parte delle quote del gruppo Retelit, ma soprattutto le frequenze su cui Wimax dovrebbe operare sono di proprietà del Ministero della Difesa. Queste dunque sono destinate a un uso esclusivamente militare. Sarà poi difficile superare anche la diffidenza dei vari operatori mobili, spaventati dall’idea che Wimax possa operare nel loro ambito.

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