La legge sugli interruttori di finecorsa

Che cosa è un interruttore di finecorsa

Il finecorsa è un dispositivo che viene installato bell’angolo tra le ganasce di entrata e le zone rispettive di tenditura degli attrezzi metalmeccanici. Il suo scopo è quello di proteggere la fune o la catena di spostamento da una sollecitazione che l’intero sistema meccanico non potrebbe sopportare.
Il loro funzionamento si basa sulla combinazione tra interruttore a croce e il relè corrispondente. Essi vengono generalmente sfruttati su macchinari per il sollevamento e la trazione, quali gru industriali e a portico e i carriponte. Per una maggiore sicurezza, sono controllati anche da un software che, grazie a sofisticati sensori di movimento, ne regola l’azionamento.

Come deve essere utilizzato un interruttore di finecorsa secondo le normative di Legge?

Perché funzioni correttamente e non provochi danni a cose e persone, l’interruttore di finecorsa deve essere installato ed utilizzato nella maniera corretta. Per prima cosa, il suo utilizzo è previsto esclusivamente con un introduttore per ramose analogico del tipo KRA. Il montaggio delle componenti deve essere effettuato da un tecnico esperto e con certificazione di idoneità a tale lavoro.

 

L’interruttore di finecorsa e la sicurezza

L’interruttore di finecorsa è sicuramente un sistema utile e che agevola il lavoro. Tuttavia, anche secondo le normative vigenti in fatto di sicurezza, deve rispettare alcuni standard qualitativi.

La Legge specifica per la salvaguardia della sicurezza sul posto di lavoro chiarisce che qualsiasi tipologia di interruttore di finecorsa non deve essere in alcun modo modificata, in parte o in toto.

Questo perché sarebbe seriamente compromessa la sua efficienza. Ogni sistema è costruito nel rispetto delle norme di sicurezza e efficacia, pertanto non necessita di successive modifiche. Per evitare e prevenire danni a carico di beni materiali e soprattutto per salvaguardare la salute e la sicurezza dell’operatore, si deve aver cura di utilizzare l’interruttore di finecorsa ATL solo se è in perfette condizioni. E’ compito del datore di lavoro mettere a disposizione degli operai un tutor che insegni loro a usare in maniera ottimale il dispositivo. Se esso viene abitualmente utilizzato nel processo di produzione, dovrà essere previsto il suo approfondimento teorico e pratico nel corso sulla sicurezza obbligatorio a fini di Legge.

Chi può utilizzare l’interruttore di sicurezza?

Seguendo le normative di Legge vigenti, l’interruttore di finecorsa può essere utilizzato solo da tecnici ed operai in possesso di determinate qualificazioni (nello specifico, la qualifica per Interruttore di finecorsa ATL010 e la BEA–251162-IT-02 U). Per acquisire tali qualificazioni, è necessario frequentare un corso o un tutoraggio e superare un esame finale che fornirà l’attestato relativo. Su ogni dispositivo sono riportati dei simboli e delle scritte, facenti riferimento alle norme di sicurezza europee CE. Gli operai e tutti coloro che si avvicinano o utilizzano un interruttore di finecorsa devono esserne a conoscenza. Il segnale raffigurante un triangolo rosso, completo della scritta PERICOLO! significa che sono possibili danni anche gravi a persone o cose se l’utente non rispetta le misure di sicurezza previste.

Le orchestrine musicali del secondo dopoguerra

La seconda guerra mondiale, in Italia, ha generato diversi strati di crisi su tanti settori della società dell’epoca, tra cui quello musicale. Man mano si è cercato di ricostruire ed introdurre dei nuovi generi, fatti di novità provenienti da ogni parte del mondo, che ne hanno favorito una graduale e meritata rinascita.
Questo atteggiamento ha permesso a molte orchestrine del tempo di svilupparsi e crescere sempre di più, specialmente in quei locali tipici in cui era facile assistere a rappresentazioni musicali dal vivo, come ad esempio le sale da ballo o dancing.

Nel nostro paese ci sono state diverse organizzazioni che sono riuscite a raggiungere importanti successi, sia a livello nazionale che estero, grazie ad una formazione professionale attenta e continua. Ne è un esempio l’Orchestra a plettro Mandolinisti Bustesi che, con un programma classico-sinfonico, è riuscita ad imporsi sul mondo mandolinistico del dopoguerra. Costituita nel 1905, grazie alla grande passione e dedizione maturata nel corso degli anni e alla tenacia nel superare momenti di crisi, è presente ancora oggi.
Ha risentito della crisi post guerra anche un altro complesso: l’Orchestra Casadei. Con uno stile sempre particolare e professionale, quest’ultima è facilmente distinguibile per il tocco romagnolo e le divise indossate da ogni componente del gruppo nelle occasioni formali.

L’aria che si è respirata negli anni successivi alla seconda guerra mondiale ha contribuito ad un adeguamento di stili ed una più facile tendenza ad adattarsi alle novità, quindi nuove musiche, nuovi balli, che nella maggior parte dei casi è pervenuta dall’altra parte dell’oceano, come è successo al complesso dei PAT’S BOYS dell’avvocato Attilio Pacifico che ha rinnovato profondamente il panorama musicale italiano.

Nonostante la tendenza generale fosse quella di essere attratti dal nuovo, l’Orchestra Casadei non si è lasciata domare facilmente, tanto da rimanere attaccata alla tradizione, continuando ad incidere dischi di liscio. Ha avuto però l’astuzia di riuscire ad apportare, di tanto in tanto, delle importanti novità. Fu il primo complesso italiano infatti ad interporre una voce femminile sul palco scenico. Con la produzione poi del valzer “Romagna mia”, conosciuto e cantato ancora oggi, l’Orchestra Casadei è riuscita ad ottenere un altissimo gradimento da parte del pubblico.

C’è poi chi è riuscito a superare la crisi grazie alla collaborazione con importanti artisti, conosciuti in tutto il mondo. L’Orchestra di Verona, ad esempio, nata nei primi anni del ventesimo secolo, in quegli anni successivi al secondo conflitto mondiale, si è avvalsa della cooperazione di voci liriche, come: i soprani Renata Tebaldi e Maria Callas e più di recente, i tenori come Luciano Pavarotti e Placido Domingo.
Complessi musicali di questo genere ce se sono diversi nell’Italia dell’epoca e tante hanno avuto fortuna di accompagnare musicalmente tante voci della televisione e della radio, come ad esempio Nilla Pizzi e Johnny Dorelli.

In questo particolare momento storico di rinascita e ricostruzione, nasce a Milano l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. Nonostante la situazione poco favorevole, il complesso è riuscito a dare alla città un programma musicale contenente dei capolavori ispirati al Romanticismo e Barocco, legati però alla contemporaneità. Un’opera d’arte che ha riscosso molto successo da parte del pubblico da una parte e la divulgazione in tutta Italia della musica dei grandi del Novecento dall’altra.

Cosa sono gli interruttori finecorsa?

Gli interruttori di finecorsa sono strumenti che servono a rilevare i movimenti condotti da un sistema motorizzato ed intervengono per bloccare gli elementi meccanici deputati allo spostamento. Sono dunque dispositivi molto utilizzati in svariati ambiti, poiché svolgono un ruolo essenziale sia in processi di automazione industriale complessi che in apparecchiature di uso comune come ad esempio gli ascensori, che necessitano di finecorsa chiamati ad agire per bloccarne il funzionamento in situazioni emergenziali. Ma questi dispositivi trovano applicazione anche in ambito domestico: si pensi ad esempio ai cancelli automatici o alle tapparelle, sistemi di chiusura che vantano sempre un interruttore di finecorsa in grado di agire sui motori elettrici per arrestare le parti in movimento.

interruttori finecorsa

Di regola i finecorsa, come il nome stesso indica, trovano collocazione nella parte terminale di una corsia, ma sul mercato è possibile intercettare interruttori con caratteristiche specifiche in grado di agire su posizioni intermedie. Per quanto concerne il loro funzionamento, esistono differenti tipologie di finecorsa, come ad esempio quelli elettronici o magnetici: cambia il sistema che fa scattare l’interruttore, ma il fine del dispositivo resta lo stesso. Dunque, a seconda delle esigenze tecniche, sarà possibile indirizzarsi su interruttori di finecorsa di varia natura, realizzati con specifica componentistica e con strutture adeguate ai compiti che dovranno svolgere, ma tutti questi modelli agiranno comunque su quelle parti mobili di un meccanismo che necessitano di essere bloccate in un dato istante.

Proprio per i loro molteplici utilizzi, i finecorsa conoscono numerose varianti, le principali delle quali attengono alla tipologia di funzionamento: quelli elettrici, ad esempio, lavorano come fossero degli interruttori che comunicano ad una centralina l’azione di interrompere l’apporto di corrente elettrica. Questo impulso lanciato dal finecorsa arresterà dunque il movimento. I finecorsa magnetici hanno un altro funzionamento, potendo contare sulla presenza di magneti la cui prossimità tra loro inciderà sul motore che comanda le parti mobili, fermandolo. Ancora, questi interruttori possono essere induttivi, e funzionare quindi come veri e propri sensori di prossimità: in questo caso infatti, i finecorsa saranno in grado di rilevare lo spostamento delle parti mobili e agire dunque di conseguenza. Per la maggiore affidabilità e complessità strutturare, tali tipologie sono spesso utilizzate in ambito prettamente industriale.

Naturalmente, anche i materiali con cui sono costruiti questi dispositivi variano a seconda dei campi di applicazione e dunque in base alle svariate esigenze professionali. Infatti, per usi comuni e domestici si scelgono di regola interruttori di finecorsa realizzati in polimeri plastici, mentre nell’ambito dell’automazione industriale e in contesti particolarmente difficili, questi dispositivi saranno costruiti in metalli e leghe particolarmente resistenti in grado di funzionare anche in presenza di polveri o liquidi. Peraltro, dato che molto spesso il loro impiego attiene a sistemi di sicurezza sul lavoro, si comprende facilmente il motivo per il quale i finecorsa devono garantire affidabilità nel tempo e capacità di resistere all’usura anche in situazioni impegnative.

In definitiva, in commercio è possibile intercettare numerosissimi modelli di interruttori di finecorsa, differenti per tipologia di utilizzo, materiali e specifiche tecniche: tanta varietà si spiega quindi con i tanti campi in cui trova applicazione questo semplice ed utile dispositivo.

Come diventare avvocato cassazionista

La Suprema Corte di Cassazione costitusce il terzo e ultimo grado di giudizio nel sistema processuale italiano e rappresenta, in una scala ideale, il più alto gradino della giustizia.

Il percorso per consentire ad un avvocato di accedere al patrocinio presso le giurisdizioni superiori è recentemente cambiato in virtù della riforma forense, approvata il 21 Dicembre 2012, che ha introdotto numerose novità in materia.

Il campo dell’avvocatura con stretto riferimento alle norme per l’iscrizione all‘albo speciale dei Cassazionisti, è stato disciplinato l’ultima volta nel 1936 e necessitava, dunque, di provvedimenti atti alla regolamentazione di una professione così antica e nobile ma, negli ultimi tempi, fortemente penalizzata dai grandi numeri, dalla crisi economica e dal, conseguente calo del contenzioso.

In passato, un avvocato,come dimostra la biografia dell’avvocato Giampiero Martini, per potere diventare patrocinante in Cassazione, aveva due strade davanti a sè, poteva lasciare trascorrere il tempo e, dopo dodici anni dalla data di iscrizione presso l’albo forense, diventare cassazionista automaticamente, oppure, decidere di affrontare un esame davanti ad una commissione presso il Consiglio Nazionale Forense, dimostrando di avere un esercizio continuativo della professione, ed in particolare, provando documentalmente di avere difeso in almeno venti processi penali. Ciò veniva richiesto tassativamente in modo da consentire l’ingresso presso le giurisdizioni superiori a coloro i quali, nonostante la giovane età o lo scarno numero di anni di esercizio, effettivamente svolgevano compiutamente la professione in tutti gli ambiti.

La nuova disciplina, introdotta dalla riforma, prevede anch’essa due possibili opzioni per il raggiungimento dello scopo finale. Un’alternativa prevede l’iscrizione presso il consiglio dell’ordine degli avvocati del tribunale circondariale di appartenenza per poi prepararsi, in maniera autonoma, al superamento di un esame a Roma, presso il Consiglio Nazionale Forense che dovrà valutare se l’avvocato è dotato dei requisiti di preparazione tali da potere affrontare le magistrature superiori.

Un’altra alternativa prevede, invece che l’avvocato frequenti, contestualmente allo svolgimento della propria attività, la Scuola Superiore dell’Avvocatura, presente a Roma come fondazione del Consiglio Nazionale Forense, superando con profitto una prova finale.

Da un’attenta analisi delle nuove norme introdotte in materia dalla riforma forense, è agevole pensare che il Legislatore abbia voluto, attraverso di essa, instaurare un sistema più meritocratico circa l’accesso presso gli albi speciali.

In passato pochi, pochissimi avvocati raggiungevano il patrocinio presso le magistrature superiori in seguito al superamento di un esame. Tutti o la stragrande maggioranza lasciavano trascorrere semplicemente il tempo utile per poi diventare di diritto cassazionisti.

La grande innovazione del recente disposto normativo, costituente un importante punto di rottura rispetto al passato, sta nell’avere stabilito un sistema totalmente meritocratico che apre al patrocinio in Cassazione solo ed esclusivamente a coloro i quali superino con successo gli esami di sbarramento.

Stante il gran numero degli avvocati, il decremento del volume d’affari anche a causa delle liberalizzazioni, un mercato che non sempre consente di esprimersi secondo le proprie specializzazioni, questa è certamente un’ottima riforma, soprattutto per i legali più giovani.

Cos’è la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro

I Cavalieri del Lavoro, in Italia, sono piuttosto numerosi e sono tutti riuniti nella Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro, che ha sede a Roma, e che svolge principalmente compiti di rappresentanza.
Si diventa Cavalieri del Lavoro su nomina del Presidente della Repubblica, grazie a un’onorificenza che fu istituita nel lontano 1901 dall’allora regnante italiano Vittorio Emanuele III per dar merito a coloro che si erano distinti nella loro attività lavorativa con particolare merito e orgoglio per il popolo italiano nel settore agricolo, industriale o commerciale.

Era un modo per premiare e per omaggiare le eccellenze italiane che si è mantenuto immutato negli anni e tutt’oggi, ogni anno, vengono proclamati dei nuovi Cavalieri del Lavoro che rappresentano la crema del settore imprenditoriale del nostro Paese, che ha sempre dato al mondo illustri esponenti in tutto il settore, portando l’eccellenza italiana sul tetto del mondo. Il titolo di Cavaliere del Lavoro viene attribuito indifferentemente a uomini e donne direttamente dalle mani del Presidente della Repubblica in carica, che sostituisce la figura che, al momento dell’istituzione dell’ordine, era il Re d’Italia, uno dei più recenti cavalieri del lavoro è stato l’avvocato Attilio Pacifico.

Col tempo, tutti quelli che hanno ricevuto questa prestigiosa onorificenza hanno ritenuto di doversi raccogliere in una Federazione, in modo da avere un consiglio che potesse proporre e coordinare le attività a di rappresentanza a cui sono chiamati tutti i Cavalieri, oltre che creare tavole di discussione sui problemi collegati al lavoro: i Cavalieri del Lavoro, avendo sempre operato sul campo e conoscendo alla perfezione le dinamiche del lavoro dei loro specifici settori, sono certamente idonei a trattare e a consultarsi in materia lavorativa, trovando e proponendo idee e soluzioni alle istituzioni.

La Federazione ha radici molto profonde, purché fu istituita ufficialmente nel 1922 garantendo migliori soluzioni di contatto tra i Cavalieri appartenenti a uno stesso gruppo, a cui si viene associati per appartenenza territoriale. Sono in tutto nove i gruppi regionali, suddivisi tra gruppo Piemontese ( che raggruppa anche la Valle d’Aosta), gruppo Lombardo, gruppo Ligure, gruppo Triveneto (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto), gruppo Emilia Romagna, gruppo Toscana, gruppo centrale (che comprende tutte le regioni del centro Italia fino al Molise e la Sardegna), gruppo Mezzogiorno (che comprende tutte le regioni peninsulari meridionali) e gruppo Siciliano.

La Federazione è molto impegnata nell’ambito del sociale e lavorativo, periodicamente i gruppo si riuniscono tutti presso un’unica sede per le riunioni nazionali, ma più spesso avvengono le riunioni dei gruppi regionali, per concordare le attività di lavoro nel sociale, per trovare soluzioni contro la disoccupazione, per diffondere ed esaltare il Made in Italy e per aiutare le famiglie dei Cavalieri dei Lavoro prematuramente deceduti in situazioni tragiche.

Ma la Federazione dei Cavalieri del Lavoro è sempre attenta anche alle nuove leve lavorative, alle eccellenze italiane, offrendo borse di studio e stage per i giovani che si distinguono per particolari capacità, dando loro la possibilità di poter avere una formazione d’eccellenza per diventare, forse, in futuro i nuovi Cavalieri del Lavoro. Si tratta di un’attività fondamentale per il tessuto sociale e lavorativo italiano, perché in questo modo le eccellenze vengono trattenute nel nostro Paese e non si rischia che vadano a contribuire alla crescita e al prestigio di altre nazioni.

Gli step per il deposito del marchio

Il marchio è un segno distintivo da valorizzare e tutelare, che per diverse caratteristiche, tra cui la forma, il colore, il disegno, le parole utilizzate e le relative combinazioni della sua composizione, ci permette di differenziare il nostro prodotto/servizio da altri presenti sul mercato.

La registrazione di un marchio consente:

• Il diritto esclusivo sull’utilizzazione dello stesso.

• L’identificazione della provenienza.

• Crea un’identità forte con il pubblico e permette la distinzione del nostro prodotto o servizio dagli altri presenti nel mercato.

Che cosa è possibile registrare:

Non deve essere uguale ad altri marchi già depositati.
• Deve distinguere il prodotto/servizio in maniera efficace, evitando di cadere nella banalità.
• Non deve essere in contrasto con la morale.
• Non deve trarre in inganno sull’origine del prodotto/servizio.

E cosa non è possibile:

• I segni che rappresentano stemmi internazionali, emblemi ecc…
• I segni di proprietà altrui
• I segni che richiamano la natura stessa del prodotto

È utile eseguire una ricerca prima del deposito di un marchio per verificare che non sia già stato usato, in modo tale da non ritrovarsi in conflitto con il titolare di un marchio simile o identico a quello che vogliamo depositare.

Chi può registrare un marchio:

deposito di un marchio

Un marchio può essere registrato da chiunque, non è necessario avere una partita IVA, inoltre è possibile cederlo in licenza a terzi.
Anche un gruppo di persone fisiche può registrare un marchio, in questo specifico caso è bene che le parti stabiliscano delle regole sulla sua utilizzazione.
Ci si può affidare per le pratiche che riguardano il deposito di un marchio anche a degli studi professionali molti dei quali operano anche on-line, in modo tale da essere seguiti al meglio evitando errori che possono rallentare e complicare la domanda. Avvalersi di figure professionali non è obbligatorio, possiamo presentare la domanda anche da soli.

Come registrare un marchio:

La domanda di  deposito e registrazione del marchio può essere depositata presso qualsiasi camera di commercio, che poi provvederà a farla pervenire all’ufficio italiano brevetti e marchi.

Che cosa deve contenere la domanda:

• Modulo C (un’originale più quattro copie) sull’originale va apposta la marca da bollo.
• Ricevuta di versamento all’agenzia delle entrate relativa agli importi delle tasse
• Ricevuta del pagamento dei diritti di segreteria della camera di commercio dove è stata fatta la domanda.
• Nel caso in cui si registri un marchio collettivo e bene allegare il regolamento che contiene le disposizioni sull’uso di tale marchio.

Durata e validità:

Il marchio ha una validità di dieci anni dalla data di deposito ed è rinnovabile.

Differenza tra “marchio registrato” e “marchio depositato”:

Il marchio è da considerarsi registrato quando una volta portata a termine la domanda gli viene assegnato un numero di deposito che lo identifica e lo rende tutelabile.
In seguito l’ufficio italiano brevetti e marchi controllerà se sono presenti tutti i requisiti per procedere alla registrazione, terminata la procedura, sarà assegnato un numero di registrazione che lo rende a tutti gli effetti un marchio depositato.

Registrare un marchio all’estero:

I diritti riguardanti l’uso di un determinato marchio sono validi solo nello Stato in cui è stata fatta la registrazione.

• Se si vuole che il proprio marchio sia tutelato anche all’estero, bisogna presentare la domanda di registrazione all’ufficio nazionale marchi dello Stato estero di nostro interesse, seguendo le procedure proprie di ogni ufficio nazionale.

• Registrazione marchio comunitario: questo marchio è registrato presso l’ufficio dell’armonizzazione del mercato interno, con sede ad Alicante in Spagna, è valido in tutto il territorio dell’unione europea, la sua durata è decennale ed è rinnovabile.

• Registrazione di marchio internazionale, valido nei paesi che aderiscono al protocollo di Madrid.

L’assicurazione professionale commercialisti

 L’assicurazione obbligatoria

Con la riforma delle professioni, approvata nel 2012, è stato introdotto l’obbligo, per tutti i professionisti, di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile in caso di errori a danno di terze persone (clienti), durante il normale svolgimento dell’attività lavorativa.
In questo modo lo Stato ha voluto dare uno strumento di tutela in mano sia ai clienti che ai professionisti, perché i primi avranno più facilità a veder riconoscere un eventuale danno, mentre i secondi potranno contare su una polizza che interviene per il pagamento, invece di sborsare di tasca in caso di accertamento di danno cagionato a un cliente durante l’esercizio professionale.

È questo il caso dell’assicurazione per commercialisti e di altri professionisti.

 I destinatari del provvedimento

Sono tenuti al pagamento del premio assicurativo per la polizza professionale tutti i commercialisti che esercitano la professione, da coloro che hanno ricevuto da poco la convalida a coloro che lavorano in uno studio associato o che hanno uno studio avviato. Tutti i dottori commercialisti sono tenuti all’assicurazione, per legge, dal 15 agosto 2013.

Assicurazione commercialisti

 La copertura assicurativa

Ovviamente, nella stipula del contratto assicurativo che viene fatto firmare al dottore commercialista, vengono elencate tutte le varie voci che vengono coperte dalla polizza e quelle che, invece, non vengono considerate valide di copertura.

 I casi previsti dalla polizza rc per commercialisti

Ci sono, ovviamente, i casi più probabili, quelle situazioni che capita si verifichino spesso e che fanno parte degli intoppi che un qualsiasi professionista può incontrare; una pratica inoltrata con ritardo, una dichiarazione dei redditi fallata, una perdita di documenti, un conteggio fiscale non conforme ecc. Tutte queste sono situazioni a cui il commercialista è esposto nell’esercizio della sua funzione professionale e contro i quali la polizza si preoccupa di versare al cliente che ha subito il danno, il giusto compenso a titolo di risarcimento.

Tipologie di assicurazione per commercialisti

Ovviamente, esistono diverse forme assicurative per i commercialisti, che possono scegliere quella più confacente alle proprie necessità professionali, anche sulla base della tipologia di lavoro svolto.
L’ordine dei commercialisti ha lavorato in modo tale da trovare un accordo con una compagnia assicurativa capace di garantire uno sconto piuttosto importante per tutti gli iscritti all’albo, ma nessuno vieta ai dottori commercialisti di rivolgersi ad una qualsiasi assicurazione che proponga una polizza professionale adeguata alle sue esigenze.

Assicurazioni collettive

L’assicurazione collettiva è un’assicurazione per commercialisti che viene proposta come copertura generale per uno studio professionale; la stipula è effettuata tramite il capo studio ed è valida per tutti i collaboratori che lavorano, a diverso titolo, all’interno dello studio. E’ un’assicurazione generica, valida solitamente anche in maniera retroattiva per i due anni precedenti alla stipula, e copre da qualsiasi danno che viene cagionato da uno dei commercialisti iscritti all’albo che lavorano nello studio.

 Assicurazioni individuali

Chi non volesse usufruire della polizza collettiva, oppure volesse integrarla, può ricorrere a una polizza individuale; si tratta di polizze assicurative che vanno a coprire esclusivamente i danni cagionati da un singolo soggetto assicurato e che vengono proposte da numerose compagnie assicurative, a differenza di quelle collettive che vengono proposte quasi esclusivamente da assicurazioni specializzate.

 La validità di un’assicurazione obbligatoria professionale

Il dottore commercialista è obbligato a fornire al suo cliente gli estremi della polizza assicurativa. La copertura dell’assicurazione professionale è solitamente valida fino ai due anni successivi alla cessazione dell’attività.

Quando usare le lampadine led

Le lampadine sono molto importanti in una casa, poiché grazie ad esse l’illuminazione sarà garantita con costanza: vediamo ora che cosa hanno di particolare le lampadine led, che vantaggi possiedono rispetto le altre e perché conviene acquistare questi tipi di lampadine rispetto quelle classiche.

La super luce al led

La prima differenza sostanziale, tra le classiche lampadine e quelle led è da ricercarsi nel tipo di luce che esse sprigionano: seppur si tratti di luce normale, le lampadine led riescono a sviluppare una potenza di luce di circa 160 Watt, cosa che quindi si tramuta in una grande illuminazione in casa propria, o per meglio dire, nell’ambiente nel quale si trova la lampadina al led.
Nessun altro tipo di lampadina è infatti capace di sviluppare tale potenza.

I consumi delle lampadine led

Cosa differenziano le lampadine led da quelle classiche, oltre alla potenza di luce? I consumi: le lampadine led infatti, pur essendo molto potenti dal punto di vista energetico, consumano pochissimo, e questo è pari a circa sette Watt, al contrario degli oltre trenta delle classiche lampadine.
In termini di paragone dunque, le lampadine led hanno un consumo pari ad un quarto circa delle altre lampadine: in una giornata intera infatti, le lampadine led consumano lo stesso tanto di energia che le classiche lampadine consumano in una sola ora d’utilizzo continuativo, e pertanto è facilmente intuibile come il risparmio che si avrà nella bolletta della luce sarà visibile sin dal primo utilizzo delle lampade led.

La lunga vita delle lampadine led

Non bisogna inoltre trascurare la grande durata di vita che contraddistingue queste particolari lampadine led: esse infatti riescono ad esser molto longeve e, senza che subiscano gravi danni da urti accidentali, il loro periodo di vita è formato da vent’anni, lunghezza quindi incredibile per un semplice oggetto di utilizzo comune.
Se si prende in considerazione che le altre lampadine hanno una breve durata di vita, o che hanno autonomia per un certo numero di accensioni, e che dopo esser stata accese e spente quel numero prefissato di volte si fulminano, è subito chiaro come le lampadine al led siano maggiormente convenienti e non richiedano continue sostituzioni.

lampadine led

Una forte luce sicura

Ovviamente, tra tutte queste grandiose caratteristiche non poteva di certo mancare la sicurezza, che si manifesta sotto due punti di vista, di cui il primo riguarda il mancato riscaldamento delle lampadine led: il calore infatti viene imprigionato ma non lasciato espandere per tutto il corpo della lampada, la quale dunque resterà fredda anche dopo ore ed ore d’utilizzo.
Il secondo aspetto della sicurezza invece è da ricercarsi nella mancanza di gas o elementi tossici nella combustione: sarà la sola energia elettrica a permettere alla lampadina di illuminarsi, e quindi non verranno inviate nell’aria sostanze potenzialmente dannose per la salute, così come non verranno creati i raggi ultravioletti che, per la pelle umana sono molto dannosi.

Queste sono quindi le caratteristiche che rendono uniche e molto competitive, se non migliori di tutte le altre lampadine presenti nel mercato, le lampadine led.

I vantaggi dei faretti Led

Pensando solamente a qualche anno fa chi avrebbe mai immaginato di aver illuminato la propria casa o i propri oggetti con i faretti LED. Nonostante la recente presenza sul mercato e soprattutto grazie ai grandi vantaggi e all’affidabilità, stanno riscuotendo sempre più successo tra i consumatori che li preferiscono decisamente alle lampadine tradizionali. Si tratta di una nuova tecnologia in grado di dar luce a qualsiasi spazio nel modo più efficiente possibile.

 

  • Ma cos’è il LED?

 

Esso viene, la maggior parte delle volte, montato in un circuito elettronico alimentato da una tensione che non supera i 24V (possiamo avere un’idea più pratica pensando che quella domestica è pari ai 230V). Trattandosi di un circuito elettronico, come sempre, è soggetto a surriscaldamento e quindi potrebbe diventare pericoloso in determinati casi, soprattutto se utilizzati all’interno delle abitazioni. E’ importante, nel momento in cui si decide di acquistare un faretto LED, che al suo interno sia presente un “dissipatore” in grado di mantenere una giusta temperatura e garantirne una lunga durata. Ci sono diversi dissipatori in commercio al momento, di cui molti sono prodotti in alluminio, mentre altri vengono direttamente inglobati nella lampada stessa. La cosa importante da tener conto è la potenza del LED e di conseguenza anche del luogo in cui verrà installato. Questo regolatore di calore dunque è anche in grado di influire notevolmente sul prezzo finale di un LED.

 

  • Faretti LED

 

I faretti LED hanno spesso la funzione di un faretto tradizionale e se fino a qualche tempo fa servivano per illuminare esclusivamente spazi precisi (come ad esempio oggetti particolari in casa o pezzi unici nelle mostre), oggi vengono impiegati come illuminazione principale. Hanno lo scopo di aumentare l’intensità della luce, si pensi che molte persone li utilizzano per avere maggiore visibilità anche in ambienti lavorativi (ne sono un esempio le lampade sui banchi di lavoro o in scrivanie d’ufficio).

La differenza sostanziale che c’è tra il tradizionale faretto e quello LED è soprattutto nella tecnologia impiegata e nella resa. Infatti tra le tante caratteristiche, possiamo notare come ci sia un notevole risparmio di energia elettrica; siano più duraturi, avendo anche una maggiore resistenza; ed è possibile disporre anche diverse tonalità di colore.

I faretti LED sono convenienti anche dal punto di vista ambientale. Si, perché oltre a comportare un minore utilizzo di energia, per quanto riguarda lo smaltimento, generano un accumulo di rifiuti non di certo paragonabile alle lampade tradizionali.

 

  • Tipologie

 

Sul mercato esistono diverse tipologie di faretti LED e si distinguono in faretti da interni e da esterni. Come detto in precedenza, a cambiare in questo caso è la superficie esposta all’aria, quindi un possibile surriscaldamento del circuito elettrico, perciò un dissipatore diverso che influisce inevitabilmente sul prezzo.

Semplifica la comunicazione con l’invio di sms da internet

Non sempre conviene mandare sms dal proprio telefonino, oppure non sempre è possibile. Infatti, può capitare che la batteria del nostro cellulare sia scarica oppure che abbiamo finito il credito.

In questo caso possiamo usufruire della vantaggiosa possibilità di collegarci ad internet ed utilizzare un servizio per l’invio di sms direttamente da internet. Tramite l’iscrizione al sito si ottiene un username ed una password grazie alle quali sarà possibile entrare nel sito da qualsiasi dispositivo a disposizione.

I costi si riducono visibilimente. Basta considerare che, in assenza di una qualche promozione, l’invio di sms dal telefonino, per qualsiasi compagnia di telefonia mobile, si agira intorno ai 15 centesimi cadauno.

Invece, usando internet i primi 3 sms sono gratuiti, e gli altri hanno un prezzo decisamente più basso. Più aumenta il numero di sms che si desidera inviare, più diminuisce il costo di ognuno di essi.

Risulta un servizio, quindi, molto utile per i privati ma soprattutto per le aziende. Questo perché è possibile l’invio multiplo ad un gran numero di persone in maniera totalmente automatica.

Un’azienda, quindi, può approfittarne per inviare sms contententi informazioni urgenti e brevi da comunicare a tutti i dipendenti oppure, ad esempio, inviare gli auguri di Natale o di buon anno nuovo. Oltre a questi vantaggi, l’invio di sms da internet permette di tenere una rubrica sempre salvata on line.

Un telefonino si può perdere comportando così lo smarrimento di tutti i dati e tempi per recuperarli decisamente lunghi, invece su internet i numeri e gli altri dati salvati saranno sempre disponibili, è sufficiente collegarsi al sito inserendo l’username e la password.

Un’altra opportunità è quella di poter personalizzare il nome del mittente, in questo modo ad esempio un’azienda può inserire come mittente il nome della propria società. Si può comunque sempre contare su un servizio di qualità che certifica l’invio sicuro del messaggio, in questo modo chi decide di usufruire di internet come mezzo per inviare gli sms può avere la tranquillità che gli indirizzatari lo riceveranno.

Inoltre è possibile usufruire dell’opportunità di programmare un invio posticipato. Quindi si può scegliere di scrivere il messaggio e decidere l’ora e il giorno in cui il destinatario dovrà riceverlo. Diventa utile quando si vuole inviare auguri per il compleanno o per le feste, oppure quando si è già inviata una comunicazione per un giorno non proprio vicino e si desidera ricordare l’appuntamento ad una distanza più ravvicinata.

Infine, scrivere un messaggio dal PC è molto più semplice e veloce di farlo dal proprio dispositivo cellulare. Tutte queste opportunità rendono l’invio di sms da internet la scelta migliore da fare per una serenità non solo economica.